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ACEA spa cresce in Umbria e nel centro Italia

acqua_privataL’espansione di ACEA spa, già proprietaria di Umbra Acque spa per il 40%,  riguarda anche l’Umbria con l’acquisto della quota privata del SII di Terni, il 100% di Severn Trent Italia per € 400.000 che partecipa all’interno del gestore con il 64% di Umbriadue Servizi Idrici e dell’80% di Iseco, dal Gruppo Severn Trent Plc.

Già la primavera scorsa aveva manifestato questa l’intenzione  nonostante il comune di Roma abbia il 51% del capitale sociale, il restante 49% è in mano ai privati tra cui la GdF Suez, la multinazionale dei servizi che da anni domina il mondo insieme a VEOLIA ed è primo operatore nel settore idrico in Italia (il settore dell’acqua rende molto bene!)
Nonostante all’epoca della candidatura,  il sindaco del Movimento Cinque-Stelle Virginia Raggi, dichiarò che se fosse stata eletta avrebbe cambiato i vertici aziendali e  le strategie di business delle reti idriche «perché con l’acqua, come si sono dichiarati i cittadini con i referendum, non si possono fare profitti», tanto da causare una piccola bufera di borsa, subito rientrata,  oggi i piani si fanno più chiari. Dopo la vendita delle quote di Caltagirone a SUEZ che passa da una proprietà del 12,4 al 23,33 %,  il   neo assessore alle partecipate nominato dalla Raggi, Colomban, ha dichiarato che  ACEA è il fiore all’occhiello del comune e continuerà ad esserlo aumentando fette di  mercato. Oggi è ufficiale: ACEA ha  acquistato le quote private del  SII di Terni, il 100% di IDROLATINA spa , società all’interno di Acqualatina spa, il 19% delle  quote  della GEAL spa, gestore di Lucca.
Il voltafaccia del movimento 5 stelle è chiaro, ma non ci sorprende la passività degli organi della regione Umbria e del Comune di Terni, che invece di favorire ACEA avrebbero potuto ricomprare loro le quote e piuttosto che favorire la  politica espansionistica del Sindaco Raggi. Ma di fronte alle  oligarchie economiche e finanziare la politica è sempre unita!
L’espansione di ACEA si consolida anche dal punto di vista della tecnologia digitale con il programma  software Acea 2.0,  che sfrutta le soluzioni  del gruppo tedesco Sap. Il programma consente di gestire a livello centralizzato le utenze, le reti, gli impianti e il  lavoro dei dipendenti. Una trasformazione, tra le prime in tutta Europa per dimensioni, che a fine piano dovrebbe portare ad ACEA profitti  per 90 milioni di euro. Ma questo costerà  agli utenti di Umbra Acque, a partire  dalle bollette  del  2016, €  768.065 per manutenzione hardware e del programma SAP ed € 150.000 per l’avvio del sistema!!

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ACQUEDOTTO SUL NERA: DOPO l’ESPOSTO DEL COMITATO INTERVIENE IL MINISTERO DELL’AMBIENTE PER VERIFICARE LA REGOLARITA’ DELL’AFFIDAMENTO DEI LAVORI

le vie dell'acqua del fiume Nera (laboratorio scienze della terra comune di Spoleto)

le vie dell’acqua del fiume Nera (laboratorio scienze della terra comune di Spoleto)

da laboratorio di scienze della terra del comune di Spoleto

da laboratorio di scienze della terra del comune di Spoleto

                                                                                                                                 

IL COMITATO CHIEDE LA IMMEDIATA SOSPENSIONE DEI LAVORI

IL DIRETTORE GENERALE PER LA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE CHIEDE INFORMAZIONI AL SII E ALLA REGIONE UMBRIA SUL RISPETTO DELLE NORME

Dopo l’esposto presentato ad Agosto -tramite l’avvocato Valeria Passeri- dal “COMITATO NO ACQUEDOTTO” Continued…

Posted in ACQUA SALUTE E AMBIENTE.


1° LUGLIO: SERATA ACQUA al CIRCOLETTO

SERATA PER L’ACQUA PUBBLICA
Venerdi 1° Luglio 2016
CIRCOLO ISLAND
Via Magnini – Fermata Minimetro Madonna Alta Pg

Ore 19,30: Cena “dall’orto al piatto”
a sostegno del
Comitato Umbro Acqua Pubblica
per le spese legali

Ore 22: proiezione del film
“Un pullman, i burattini e dei sognatori”
di Fausto Carloni
Viaggio di un gruppo di artisti dall’Umbria al Burkina Faso
Sara presente l’autore

Locandina da diffondere:     serata ACQUA 1 luglio CIRX

Posted in INCONTRI, INIZIATIVE, MATERIALE, obbedienza civile.


BOLLETTA ACQUA: PRESENTATO IL RICORSO CONTRO LE PARTITE PREGRESSE!

CAROBOLLETTAGrazie alla campagna di autofinanziamento lanciata ad ottobre u.s., siamo riusciti a presentare il ricorso straordinario al Capo dello Stato contro le famigerate delibere dell’ATI1 e 2 che stanno comportando ingenti aumenti delle bollette dell’acqua.

Si tratta di 5,2 milioni di € di conguagli, deliberati dall’Assemblea dei Sindaci (ATI 1 e 2),

inseriti in 6 rate a partire dalle bollette di agosto di Umbra Acque spa, che incidono dal 5 al 7% circa della fattura, a seconda dei consumi, metodo che continua a colpire, tra l’altro, in particolare le famiglie numerose.

Numerosi cittadini hanno voluto contribuire alle spese di questo ricorso per l’assurdità delle motivazioni di questi aumenti: i costi del servizio idrico 2003-2011, rendicontati dal gestore, sono inferiori a quelli pianificati (dati relazione all. b – delibera ATI2 9/2015 e ATI1 6/2015) e la differenza di € 15,4 milioni, comunque imputata nella tariffa di quegli anni, per oltre 11 milioni di € è dovuta ad investimenti non realizzati.

Senza dimenticare che in tariffa è compresa anche la quota di profitto (Remunerazione del Capitale Investito) di oltre 28 milioni di €., che i cittadini hanno abrogato con i due referendum del 2011 a tutt’oggi mai applicati.

In attesa degli esiti del ricorso centinaia di utenti stanno decurtando dalle bollette di Umbra Acque spa le partite pregresse, la remunerazione del capitale investito abrogato dal referendum del 2011 e l’adeguamento del deposito cauzionale, ricalcolato dal gestore, ma che gli utenti hanno già regolarizzato alla sottoscrizione del contratto.

Per informazioni il comitato può essere contattato via e_mail: acquapubblicapg@gmail.com, di persona o al tel. fisso 075. 5057404, tutti i mercoledì pomeriggio in via del Lavoro 29 a Perugia dalle ore 17,00 alle 20,00, o chiamando ai cellulari Elisabetta (3337826433), Michel (3381912990) e Massimo (3384611681).

 

Rassegna stampa: messaggero 3 genn
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Acqua, referendum tradito. Gli “obbedienti civili” di Arezzo si tagliano la bolletta. E l’azienda toglie le forniture

immagineiniziativa maggio Da ” il fatto quotidiano”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/13/acqua-referendum-tradito-gli-obbedienti-civili-di-arezzo-si-tagliano-la-bolletta-e-lazienda-toglie-le-forniture/2622598/

“Paghiamo solo il dovuto per legge, rispettando l’esito delle consultazioni del 2011”, sostengono i comitati che si oppongono allo sfruttamento dei beni comuni per fare profitti. Ma la utility Nuove Acque, partecipata da Mps e Etruria, di cui sono soci anche i Comuni, la francese Suez e la romana Acea, è passata al contrattacco. Partito esposto alla Procura e ricorso d’urgenza per chiedere il ripristino
di Andrea Palladino | 13 aprile 2016
Quel referendum tradito ad Arezzo non lo hanno mai mandato giù. Quando con il governo Monti apparve chiaro che i 27 milioni di voti contrari alla privatizzazione dell’acqua espressi dagli italiani nel 2011 erano carta straccia, in migliaia – organizzati in comitati di cittadini – hanno iniziato una silenziosa battaglia civile. In una città simbolo, crocevia dove si sono incontrati accordi politici e profitti privati, laboratorio di quel modello di gestione di acqua e rifiuti che ancora oggi domina in gran parte del paese. Era il 1999, diciassette anni fa, e proprio qui iniziò l’onda lunga delle privatizzazioni. Gli acquedotti funzionavano bene, l’acqua era di qualità, i prezzi contenuti. Un boccone ghiotto per le grandi multinazionali del settore. Scesero in campo i colossi internazionali: in prima fila Suez – oggi Gas de France – in cordata con i player nazionali. E quelli locali che contano.
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Oggi la quota privata del gestore Nuove Acque (il 46,16% delle azioni) è in mano ai francesi, alla romana Acea e alle due banche simbolo del sistema Toscana, Mps e Banca Etruria. E qui si incrociavano – e spesso scontravano – le due anime del Partito democratico, con un Matteo Renzi sindaco di Firenze apparentemente schierato per la gestione pubblica e l’anima industrialista dei bersaniani legata al modello delle società per azioni miste. Il referendum qui metteva in discussione il sistema consolidato di poteri dove la politica si mescola con le banche e le multinazionali.

Il voto tradito e la ‘obbedienza civile’ – Il referendum del 2011 aveva abolito quello che i comitati cittadini hanno sempre ritenuto essere il vero grimaldello della gestione privata, la “remunerazione del capitale investito”. Una quota del 7% garantita per legge, tutta a carico degli utenti. Dopo il voto nulla è cambiato. Quella percentuale abrogata dal referendum è stata di fatto reintrodotta, giustificandola in sostanza come copertura dei costi. Una strategia anticipata da una serie di pareri chiesti dalla romana Acea subito dopo il referendum, affidati allo studio dell’avvocato Giulio Napolitano, figlio dell’ex presidente della Repubblica, come aveva rivelato ilfattoquotidiano.it nel novembre del 2011. Da Arezzo – la città storica del sistema privato – è partita la protesta, quando è apparso chiaro che nulla sarebbe cambiato. La chiamano “obbedienza civile”, perché “noi obbediamo al risultato del referendum”, spiega Lucio Belloni, figura storica dei comitati per l’acqua pubblica in Italia. “Ricalcoliamo le bollette, individuando la percentuale che nasconde quella remunerazione abolita dal referendum ma mantenuta dai governi fino ad oggi, e paghiamo solo il dovuto per legge”. Quel numero che il voto popolare aveva eliminato vale il 13% della bolletta: un’autoriduzione che un migliaio di famiglie in provincia di Arezzo applicano da ormai quattro anni.

Il gestore taglia l’acqua – Fino ad oggi la battaglia era andata avanti sui binari delle carte e dei ricorsi. Da un paio di settimane qualcosa è cambiato. Il gestore Nuove Acque ha deciso di passare alla maniere forti, tagliando i tubi agli “obbedienti civili”. Fino a oggi una decina di famiglie è rimasta senza acqua, con la temperatura che inizia a crescere. Tutte hanno sempre pagato quella quota ritenuta legittima (ovvero la parte rimanente tolta la percentuale del capitale investito abrogata dal referendum) e non si sono mai sentite morose: “Abbiamo subito presentato un esposto alla Procura della Repubblica – spiega Belloni – e un ricorso d’urgenza ex articolo 700 al giudice civile. Abbiamo sempre portato la nostra battaglia nelle sedi istituzionali e continueremo a farlo”.
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La solidarietà dei comitati cittadini mostra una parte dell’Italia preziosa. Davanti alla casa di una coppia con bambino rimasta senza acqua è stato piazzato un camper: “Almeno possono farsi una doccia, in attesa di una decisione da parte dei tribunali”, spiegano gli attivisti. Poi ogni mattina arriva la staffetta, con le taniche d’acqua. Le scaricano davanti al portone, prendono quelle vuote, parlano a lungo con i vicini disposti a fornire a loro volta quell’acqua tagliata dall’azienda: “Ora ci organizzeremo con un tubo di gomma. E dato che noi siamo ‘obbedienti civili’, metteremo anche il contatore sul tubo, così la famiglia potrà pagare al vicino la sua quota di acqua”. Da queste parti sanno perfettamente qual è il valore del bene comune. Ogni frazione, ogni piccolo paesino ha un gruppo di referenti dei comitati aretini per l’acqua pubblica, una sorta di rete nata dopo la privatizzazione. Una faccia della politica paradossale: scomparsa dalle istituzioni, forte sui territori.

Il modello ‘Giglio magico’ – La Toscana rappresenta il lato più politico della ormai lunga battaglia sui beni comuni. “E’ il laboratorio nato e cresciuto qui, tra Arezzo e Firenze, e che oggi governa il paese”. La traccia più simbolica appare nella minuscola Laterina, città a pochi chilometri dal capoluogo. Una famiglia di “obbedienti” mette in bella vista sul tavolo della cucina le tante fatture autoridotte dopo il referendum tradito. Bollette decisamente pesanti. “Lo sa che questo è il paese della Boschi?”, chiede il capofamiglia, un anziano aretino Doc. “Io li conosco bene i Boschi, sono di Laterina. E sono uno di quelli che ha perso i soldi con Banca Etruria”, prosegue animandosi. Il nome della ministra i comitati acqua pubblica lo conoscono da tanto tempo. Sedeva nel consiglio di amministrazione di Publiacqua, il gestore fiorentino partecipato da Acea, che governa l’ambito idrico più importante della regione. A presiedere la principale società mista toscana c’era, fino a poco tempo fa, un altro nome chiave del giglio magico renziano, Erasmo D’Angelis, oggi direttore dell’Unità. E a capo del consiglio di amministrazione fino al 2014 c’era Alberto Irace, oggi amministratore delegato di Acea.

“Quando iniziammo la campagna per l’obbedienza civile – spiega Lucio Belloni – Irace e D’Angelis ci hanno voluto incontrare, scherzavano, ridevano, a parole erano per l’acqua pubblica”. Irace di acqua è uno che se ne intende. E’ stato responsabile per il gruppo Acea di tutta la Toscana dal 2010, proveniente da un’altra area controllata dalla multinazionale romana, il sarnese-vesuviano. E’ l’uomo chiave della principale spa che gestisce gli acquedotti in Italia, con circa sei milioni di utenze e un bilancio con centinaia di milioni di “remunerazione del capitale investito” accumulati negli anni. La Toscana ha rappresentato anche il laboratorio delle grandi intese economiche con la Francia. Nel 2008 l’Antitrust divulgò un documento riservato trovato nel corso di una istruttoria sul settore acqua: “C’era una frase che non posso dimenticare: ‘Utilizzare Acea come braccio armato di Suez per l’acqua in Italia’”, ricorda Lucio Belloni. Ed è dalla scuola francese che arriva quel modello di società miste lanciato dal laboratorio di Arezzo e Firenze, poi seguito dal Lazio.

Renzi, “rispettare il voto”. Anzi no – Pochi giorni dopo il referendum del giugno 2011, l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi aveva le idee chiare sulla conseguenza di quel voto: “Al di là delle interpretazioni politiche il referendum ha dato dei risultati concreti e credo che sia giusto verificare se ci sono le condizioni tecniche ed economiche per rientrare il possesso del 40% di Publiacqua”. E ancora, nel febbraio del 2014, assicurava che “i risultati del referendum devono essere rispettati”. Era l’epoca della rottamazione, quando il nemico era la parte bersaniana del partito, vero pilastro politico (rappresentato soprattutto da Massimo D’Alema) che ha sempre sostenuto la presenza dei privati nella gestione dell’acqua. A quelle parole non seguì nessun fatto, anzi. In Parlamento è arrivata – con Renzi a palazzo Chigi – la legge d’iniziativa popolare presentata due anni prima del referendum, che doveva rappresentare il nuovo corso scaturito dal voto popolare. Il testo è uscito stravolto dalle commissioni, soprattutto su un punto: ai gestori quella quota di remunerazione del capitale – abrogata dal secondo quesito referendario – va garantita in ogni caso. I comitati di Arezzo non sono sorpresi, gli uomini del giglio magico renziano li conoscono da tempo: l’unica risposta che hanno ricevuto di fronte alla loro ‘obbedienza civile’ è il taglio dei tubi dell’acqua.

Posted in TARIFFA/BOLLETTE.


Ciao Don Francesco, parroco del Rio Fergia


ciao don Francesco,
molte volte la notte hai suonato le campane per dare l’allarme contro i predatori dell’acqua.
Questa notte hanno suonato per annunciare la tua morte. Ti vogliamo ricordare con la maglietta ” GIU LE MANI DALL’ACQUA ” sempre pronto ha stampare volantini, sempre in prima fila contro i poteri, sempre davanti alla tua gente anche dicendo messa in strada con la neve e la celere schierata.
Sempre convinto che l’acqua è un dono da difendere sempre e a qualunque costo.
Fino all’ultimo minuto,colpito dal male e sofferente ci hai raccomandato di non mollare.
Da tutti coloro che ti hanno conosciuto GRAZIE!

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Privatizzazione della gestione dell’acqua: questo è quanto sta deliberando la Commissione Ambiente della Camera in questi giorni. Ma non è una novità!

immagineiniziativa maggioNon è una novità che il Parlamento o il Governo Italiani ignorino la volontà popolare e la gestione dell’acqua ne è l’emblema.

La legge per la gestione pubblica del servizio idrico infatti, fu proposta su iniziativa popolare nel 2007, con oltre 400.000 firme, ma fù ignorata completamente dal Parlamento di allora e decaduta con la legislatura.

Ma numerosi comitati di cittadini, associazioni e movimenti non si arresero e, nel 2010, raccolsero le firme per proporre i referendum abrogativi, dell’art. 23/bis della legge Ronchi, che spingeva verso la privatizzazione della gestione e, dell’art. 154 per eliminare il profitto garantito sulla gestione.

Anche in questo caso la volontà popolare fu chiara: 27 milioni di Italiani votarono si per l’abrogazione dei due articoli di legge contro la privatizzazione della gestione e contro il profitto sull’acqua ed anche in questo caso fu ignorata dalla successiva legge di stabilità del governo Monti ( di Unità nazionale) che affidò il controllo del servizio idrico all’AEEG (autorità per l’energia elettrica e gas), ente di regolamentazione di mercato e che ha imposto tariffe con profitti garantiti (falsamente chiamati costi) e mantenuto le gestioni private.

Mentre la recente Direttiva Europea 2014/25/UE (punti 7, 8 e 9) sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua ed altri servizi, non “obbliga gli Stati membri ad affidare a terzi o a esternalizzare”, al contrario afferma che la stessa “non dovrebbe neppure trattare la liberalizzazione di servizi di interesse economico generale, riservati a enti pubblici”, e che “lascia impregiudicata la libertà delle autorità nazionali, regionali e locali di definire, in conformità del diritto dell’Unione, i servizi d’interesse economico generale”, il Parlamento italiano (eccetto gli oppositori di minoranza…) vuole chiudere la partita con la gestione dell’acqua con una legge che mantiene la gestione privata del servizio idrico, mentre il Governo, con il decreto di attuazione della Legge Madia del 2015, promuove “la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”.

La legge, oggi in commissione ambiente della Camera, proposta da un gruppo di parlamentari, doveva ricalcare quella d’iniziativa popolare del 2007, ma la stessa Commissione ha approvato un emendamento che elimina i processi di ripubblicizzazione ribaltando completamente il rispetto della volontà popolare espressa in quasi 10 anni di mobilitazioni sia a livello locale che a livello nazionale.

Questa legge, che rappresenta un ulteriore mannaia contro l’espressione democratica dei cittadini, non ci spaventa, e non fermerà i comitati nella difesa dei territori dagli interessi transnazionali e lobby economico-politiche che si sono appropriate di un diritto umano fondamentale come l’accesso all’acqua.

I Comitati Territoriali Contro la Privatizzazione dell’Acqua

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Il Comitato per L’acqua Pubblica di Terni

16.01.16 assalto all'acquabenecomune

a seguito dell’attacco all’acqua pubblica, sempre più privatizzata nonostante i chiari e risultati referendari; sempre più inquinata -come dimostrano gli ultimi preoccupanti dati sulla presenza della trielina e di altri inquinanti-; sempre più sfruttata, dall’ente gestore, il SII, che in provincia di Terni, in totale accordo con la conferenza dei sindaci, aumenta le bollette ed i profitti ed invece di intervenire sugli sprechi chiede di aumentare la captazione dell’acqua dal fiume Nera
Invita giornalisti e organi di informazione ad una CONFERENZA STAMPA alle ore 16 durante l’ incontro pubblico di sabato 16 gennaio ore 16 presso la sala Laura, la Siviera, via Carrara 2, Terni
ASSALTO ALL’ACQUA PUBBLICA privatizzazioni, sfruttamento, esaurimento

Con la nuova captazione dal Nera per l’acquedotto ce la farà il fiume a sopravvivere?
Contaminazioni: quanta trielina ci fanno bere?
Come mai a Terni le bollette dell’acqua sono carissime?
Quanta acqua potabile va sprecata prima che arrivi nelle nostre case?

Aderiscono:
Coordinamento Comitati della Conca
Mountain Wilderness Umbria
WWF Terni
TAM Cai Terni
Resoconto dell’iniziativa:

assaltoallacqua

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IMPORTANTE SENTENZA: IL GIUDICE DI PACE DI PERUGIA RICONOSCE IL RIMBORSO DELLA DEPURAZIONE CON EFFICACIA RETROATTIVA DECENNALE

image.Il Giudice di Pace di Perugia, nella persona della dott.ssa C. Cristiani, ha condannato Umbra Acque S.p.a. a rimborsare la quota di depurazione non dovuta, per chi non era o non è servito da depuratore funzionante, a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale n.335/2008, applicando al rimborso la prescrizione decennale, e condannando altresì il gestore al pagamento delle spese di giudizio.

Con sentenza n.1031, del 14 novembre 2015, il Giudice di Pace ha infatti accolto il ricorso presentato da un utente, con il supporto del Comitato Umbro Acqua Pubblica e con l’assistenza dall’avv. Sandro Ponziani, del foro di Città di Castello, con il quale si chiedeva il riconoscimento del diritto al rimborso degli importi indebitamente corrisposti ad Umbra Acque, non solo dal novembre 2008 in poi, ma anche dal maggio 2003 al novembre 2008.

Infatti all’utenza del ricorrente, pur non essendo servita da alcun impianto di depurazione, Umbra Acque Spa, difesa dall’avv. Carlo Calvieri, aveva sempre addebitato la quota di tariffa riferita alla depurazione, non più dovuta.

L’Ambito Territoriale Integrato n.1 n.2, dell’Umbria, ed Umbra Acque, hanno optato per una interpretazione estremamente restrittiva della sentenza della Corte Costituzionale, lesiva dei diritti degli utenti, volta a rimborsare la depurazione calcolandola soltanto per cinque anni dalla data della domanda di rimborso.

Il Giudice di Pace di Perugia, ha invece accolto quanto sostenuto dall’Avv. S.Ponziani, secondo il quale il rimborso doveva essere calcolato in maniera retroattiva per dieci anni ( e non cinque), a ritroso dalla data della sentenza, quindi dal 2003, inizio della gestione di Umbra Acque e considerato come una somma unitaria, da rimborsare all’utente, con prescrizione pertanto decennale, ai sensi dell’art. 2946 del Codice civile, trattandosi di somme indebitamente percepite da Umbra Acque e quindi soggette al regime di cui all’art. 2033 c.c. (come più volte ribadito anche da numerose Sezioni Regionali della Corte dei Conti).

Ma il Giudice di Pace si è spinto anche oltre, ed ha ritenuto che a seguito della legge n.13/2009, che ha previsto per i gestori l’obbligo del rimborso entro il 30.09.2014, soltanto da tale data siano iniziati a decorrere i termini di prescrizione e quindi l’istanza.

La sentenza assume pertanto una notevole importanza, considerato che Umbra Acque spa dovrà rimborsare al ricorrente – e agli altri utenti non serviti da impianti di depurazione funzionanti, che faranno ricorso – le somme indebitamente corrisposte per la depurazione, fin dall’inizio della gestione di Umbra Acque spa.

Rassegna stampa:articolo tamtam
articolo messaggero

rassegna stampa: articolo tamtam

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Sabato 28 novembre a Napoli per difendere l’acqua pubblica.

Aderiamo la manifestazione del 28/11/2015 e ne condividiamo integralmente i contenuti contro la proposta di legge regionale del governo De Luca e contro gli attacchi perpetrati all’Azienda Speciale della gestione del servizio idrico ABC Napoli provenienti da diversi fronti, sia interni (vedi dimissioni dei CdA) sia esterni come la stessa proposta di legge De Luca tendente ad inglobare insieme i gestori campani annullando così quella che rimane l’unica esperienza italiana ad aver rispettato la volontà popolare espressa con i referendum del 2011!

Siamo vicini ai Comitati Campani per l’Acqua Pubblica convinti che le lotte contro la privatizzazione dell’acqua provenienti dai territori rappresentino un vero modello di democrazia dal basso.

Comitato Umbro Acqua Pubblica

http://acquapubblica-umbria.noblogs.org/

acquapubblicapg@gmail.com

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